Al bambino

Lavorando da anni con i bambini e le famiglie abbiamo riscontrato quanto sia importante riconoscere precocemente il disagio emotivo e psicologico infantile per poter intervenire tempestivamente e riattivare in tempi brevi il naturale percorso di crescita.

 A volte non è facile capire quali sono i segnali su cui soffermarsi e decidere se chiedere aiuto. Infatti, quegli stessi comportamenti, che in alcune fasi evolutive possono essere considerati delle crisi di sviluppo fisiologiche passeggere in alcuni casi diventano troppo intensi, rigidi o fuori tempo e vanno considerati campanelli di allarme di malessere.

Segnaliamo tra i comportamenti più frequenti che meritano attenzione, le difficoltà che riguardano l’alimentazione e il sonno, l’enuresi, disturbi del comportamento come oppositività e iperattività, difficoltà di socializzazione e timidezza accentuata, tic, balbuzie, paure e fobie.

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Molti di questi possono apparire in modo temporaneo in certe fasi tipiche della crescita come lo svezzamento, l’acquisizione del controllo sfinterico e alcuni momenti di passaggio nella ricerca di maggiori autonomie o essere legati ad eventi che segnano cambiamenti importanti nella vita quotidiana, come l’inserimento nel contesto scolastico o l’arrivo di un fratellino. Quando però vediamo che si prolungano e sembrano diventare irreversibili, o creano un peso eccessivo negli equilibri familiari allora vale la pena soffermarsi e chiedere una consulenza ad uno specialista. Ci sono inoltre delle situazioni particolari come tensioni familiari, separazioni, trasferimenti o lutti che creano sofferenza nella vita del bambino e mettono in difficoltà i genitori nel trovare la modalità più adeguata per poterlo sostenere.

Per la delicatezza dell’età la nostra modalità di lavoro prevede un’accoglienza sia del bambino che dei genitori e un accompagnamento in parallelo sia nella prima fase di valutazione che nel percorso terapeutico vero e proprio.

Riteniamo fondamentale in queste situazione dedicare uno spazio di ascolto approfondito alle preoccupazioni dei genitori, che possono sentirsi impotenti e inadeguati di fronte ai problemi espressi dal figlio. Partiamo infatti dalla convinzione che per aiutare il bambino è necessario restituire al genitore la capacità di riconoscere i bisogni, a volte nascosti, del figlio e di trovare per essi le risposte appropriate. In alcuni casi, va inoltre proposto un spazio di elaborazione più direttamente rivolto al bambino perché possa riattivare anche dentro di sé le risorse necessarie a confrontarsi con sé stesso e con gli altri. In ogni caso la possibilità di poter far riferimento ad una équipe di specialisti più complessa ci permette di costruire percorsi individualizzati e seconda delle specifiche esigenze della situazione, integrando anche tipologie di intervento diverse.